日本の自然: 最高!

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あみぐるみ • Amigurumi

日本語

•綺麗じゃないけど、これは最初のあみぐるみです!日曜日に鉤針を始めて、昨日この丸い子を編んでしまった。上手になりたいんだから、頑張ります!😁

English

•It’s not that beautiful, but this is my first amigurumi! I started practicing Sunday and yesterday I finished this small, round child! I wish to become skillful, so…I’ll do my best!

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TERREMOTI IN GIAPPONE: LA PREVENZIONE SOPRA OGNI COSA

jishinOggi, alla vigilia dell’anniversario del grande terremoto del Kanto avvenuto il 1° Settembre del 1923, abbiamo partecipato a un’esercitazione su come affrontare incendi e terremoti di grande intensità. I vigili del fuoco ci hanno spiegato come sia diventata LEGGE, qui in Giappone, fornire un’adeguata preparazione ai cittadini (e non solo)  e soluzioni e strutture adeguate in caso si presentasse una catastrofe climatica come, appunto, un forte terremoto.

Ci hanno accompagnati in un parco, dove avevano allestito esercitazioni anti incendio, insegnando e facendo fare pratica A TUTTI, nessuno escluso, come utilizzare un estintore e come comportarsi in caso di fumo intenso e i metodi da utilizzare per sopravvivere a una situazione così critica, anche in questo caso, facendoci fare pratica in una tenda allestita a corridoio, in cui vi era fumo che rendeva impossibile vedere da quanto fitto era.

Vi era anche una “macchina” che simulava vari gradi di terremoto. Era la riproduzione di un salotto. Un tavolo al centro, le persone, quattro alla volta, entravano e, seguendo le regole di sopravvivenza insegnate precedentemente, dovevano comportarsi di conseguenza mentre il finto sisma stava agendo.

Questa giornata di PREVENZIONE, seppure per i giapponesi sia normale prassi, scontata se vogliamo, mi ha fatta molto riflettere su come in Italia tutto questo non sia accessibile a chiunque, se non a chi decide di sua spontanea volontà di partecipare a questi corsi. PREVENZIONE penso sia la parola chiave. Anche i giapponesi hanno sofferto in passato di terremoti e cataclismi che hanno decimato città intere, causando numerosi morti e feriti, nonché sfollati. Ma hanno imparato da questi eventi e hanno agito di conseguenza.

In questi giorni vedo tantissimi post che riguardano il modo dei giapponesi di affrontare questi eventi, PRIMA E DOPO. Si, è vero. Il Giappone è cosparso di sismografi. Scarichi un’applicazione e diversi secondi prima che un terremoto (partendo dalla media intensità) arrivi, il telefono suona con un allarme particolare, avvisandoti, e tu hai il tempo di uscire e dirigerti nelle zone di raccolta in cui tutti si presentano in queste occasioni, ognuno con la sua borsa di sopravvivenza  con viveri e beni di prima necessità utili per due / tre giorni.

Davvero, sono state solo 2 ore e mezza oggi pomeriggio e abbiamo imparato delle tecniche di sopravvivenza davvero utili e che spesso possono fare la differenza.

Oggi, finita questa giornata di esercitazioni, pensavo all’Italia. Come sta reagendo alla tragedia occorsa? Vedo EROI meravigliosi, i soccorritori, che si spaccano il culo per salvare quante più persone e animali possibili. Loro fanno davvero la differenza. Ma per quanto riguarda la ricostruzione delle case per le vittime e per quanto riguarda tutto il resto dell’Italia, che ormai abbiamo capito essere un paese ad alto rischio sismico, chi di dovere ha davvero intenzione di portare VERI CAMBIAMENTI a quella che è stata una fallimentare esecuzione immobiliare e  informazione cittadina? Si dovrebbe davvero prendere d’esempio i giapponesi per come si comportano in queste tragiche occasioni. Non è che qui nel paese del Sol Levante ci siano ESSERI SUPERIORI O SUPERUOMINI. Sono PERSONE NORMALI che hanno preso atto della situazione e hanno reagito di conseguenza, non prima di aver avuto anch’essi danni ingenti a intere città nel corso degli anni.

Io spero davvero con tutto il cuore che le cose cambino anche in Italia e presto. Vedere una situazione come quella di Amatrice e paesi limitrofi è qualcosa che ferisce il cuore di chiunque, in particolar modo di chi, come me, ha vissuto sulla propria pelle un terremoto che ha portato terrore e disastro.

PREVENZIONE. Questa è la parola magica. Non l’unica, ovviamente, ma sicuramente quella giusta da cui iniziare per cambiare le cose.

Kumamoto

Ho avuto l’opportunità di andare, anche se per un giorno e mezzo, nella città di Kumamoto, colpita in aprile da un forte terremoto che ha causato ingenti danni in questa prefettura sull’isola di Kyushu, a sud del Giappone.

Come si arriva con l’aereo, colpisce il vedere la città “maculata” di tendoni azzurro intenso, a protezione di edifici danneggiati e pericolanti. Il resto, lo si vede addentrandosi in autobus nel centro della città. E nonostante questo, nonostante le profonde ferite, la cosa che si respira è la profonda dignità e forza a cui queste persone attingono per andare avanti nella loro vita quotidiana. Cartelli raffiguranti il simbolo di Kumamoto, l’orso Kumamon, che inneggiano “がんばるけん”, lavorare sodo per rialzarsi e permettere alla routine di continuare. E poi vedi lui, il protagonista dei Tg e delle notizie internet. Il Castello di Kumamoto, che troneggia sulla città, bellissimo seppur mezzo distrutto e pericolante, cinto da mura ormai abbattute e dissacrate.

Non ho fatto foto di questo monumento ferito,  credo ce ne vedano già abbastanza. La foto che voglio pubblicare come simbolo di questo breve viaggio é quella che mi ha emozionata di più. 

“Costruito” nell’incavo di un vecchio albero, vi è un vero e proprio tempio Shinto, al quale si possono fare offerte e rivolgere preghiere, proprio di fronte al belvedere del castello danneggiato. Una simbologia forte ed emozionante, che non può lasciare indifferenti. Il simbolo perfetto di dignità e sacralità, di forza e speranza. 

Ora sono in aeroporto in attesa di tornare a Tokyo e nonostante siano state davvero poche ore, sento di aver imparato molto da questo luogo. 

がんばるけん、熊本。

Contrasto

Vivere il proprio sogno spesso non è una scelta semplice. Nel mio caso, ha significato prendere un aereo e viaggiare fino all’altra parte del mondo, allontanandomi da tutto ciò che ho sempre conosciuto, abbandonando la mia “comfort zone”, il nido che, volente o nolente, ha sempre rappresentato “casa”.

Ha significato allontanarmi dai miei amici, pochi ma fidatissimi e ai quali sono molto legata, per immergermi in una città di 14 milioni di abitanti che per cultura, diciamocelo, hanno il “vizio” di isolarsi e vivere la loro individualità molto gelosamente, diffidando dai gaijin che arrivano nella loro splendida isola, ma anche da loro stessi, vivendo una condizione intrinseca di profonda solitudine che li porta ad avere comportamenti spesso difficili da decifrare e comprendere.

Seguire questo sogno ha significato compiere una scelta per lo più egoistica, facendo impensierire i miei genitori che, nonostante tutto, mi sono stati vicini e mi aiuteranno come potranno in questa avventura. Per loro, vedere la propria, unica figlia allontanarsi così lontano non è stato sicuramente facile, ma sono genitori, quindi hanno capito e accettato che la loro figlia, in Italia, non vedeva un futuro felice e sicuro. La loro unica figlia che, da quando era piccola, aveva nella fantasia questa terra lontana e criptica, che ha dedicato 2 terzi della sua vita a passioni riguardanti proprio il Sol Levante, desiderosa di conoscerlo e viverlo.

Seguire questo sogno si sta rivelando la cosa più bella della mia vita ma anche la più difficile. La mia fortuna è che qui ho due amiche speciali che mi hanno accolta a braccia aperte e, avendo vissuto la stessa situazione, sono state subito pronte a sostenermi e farmi sentire che ci sono e che mi vogliono bene.

E  proprio ora mi ritrovo qui, a camminare per questa immensa città, da sola, immersa nelle luci animate e fluorescenti di un paese che, volontariamente chiuso, ti ingloba in se stesso e ti fa percepire, inizialmente,  l’alienazione del diverso, e a riflettere su questa scelta così di pancia e cuore, così desiderata e agognata e sempre considerata impossibile.

Non mi sento un fenomeno, al contrario. Mi sento una ragazza sconosciuta in un mondo sconosciuto. Non parlo molto il giapponese, non leggo il giapponese (se non poche cose), mi guardo intorno e vedo simboli che non conosco, sento parole di cui ignoro il significato. Vedo volti completamente diversi da quelli che ho visto per tutta la mia vita. Sento aromi, profumi, vedo paesaggi che non avrei mai pensato esistessero. Sono a 13 ore di aereo dalla mia vecchia vita.

E mi sento a casa.

 

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Ispirazione a Kamakura

Oggi ho trascorso la giornata nella splendida Kamakura,  cittadina a Sud di Tokyo, famosa soprattutto per la presenza di templi davvero unici e spettacolari. Il tempio che vi presento oggi si chiama Hokoku-ji, tempio zen famoso per la bellezza dei suoi giardini e per il suo giardino di bamboo che, a differenza della più conosciuta ed estesa foresta di bamboo ti Kyoto, si presenta più piccola e accogliente, amorevole e intima.

La potenza della Natura, molto importante per la spiritualità giapponese, in questo luogo è palpabile e viva, impossibile restarne impassibili.

Già all’entrata, un enorme radice ci accoglie, quasi come un guardiano che controlla coloro che entrano nel tempio, scrutando silenziosamente con la saggezza dei suoi innumerevoli anni.

Percorrendo una piccola scalinata, ci si ritrova all’ombra di sakura pienamente in fiore, che incornicino il già meraviglioso spettacolo composto dai tre edifici principali che costituiscono il tempio Zen.

Dietro il tempio si trovano le innumerevoli figure filiformi dei bamboo che si innalzano per diversi metri, richiudendosi sulle teste di visitatori meravigliati da quanto la Natura possa offrire e possa regalare, e che costituiscono uno dei più bei boschetti di bamboo del Giappone.

Questo luogo mi ha davvero ispirata, tanto che mi ha dato l’idea di aprire una rubrica a parte, sempre sul blog, in cui scriverò delle brevi storie ambientate nei luoghi che avrò il piacere e la fortuna di visitare. Ho sempre amato scrivere, anche se solo per me, ma ora che è diventato il mio lavoro ho pensato di dargli un’altra sfumatura diversa, fantasiosa se vogliamo, per esprimermi al meglio. Ogni racconto sarà ovviamente accompagnato da foto, come in questo post, ma avrà la particolarità di rappresentare le emozioni, le sensazioni, le STORIE che quel determinato luogo mi ha trasmesso, situazioni che ho visto e vissuto davvero e tanto altro. Non intendo aprire una rubrica “rosa”, intendiamoci! Sicuramente capiteranno ANCHE racconti più dolci del solito o spirituali… ma ricordiamoci che il mio genere prediletto è il creepy! Quindi non demoralizzatevi subito, le storie saranno davvero varie e differenziate.

Insomma, un progetto nuovo da scoprire insieme e insieme vedremo dove ci porterà! Spero che l’idea vi piaccia, se avete dei suggerimenti li leggo più che volentieri!

Ovviamente non mancheranno i post più “caserecci”, come quelli pubblicati sulla pagina Facebook, in cui mi vedrete mangiare come se non ci fosse un domani, visitare luoghi assurdi o vivere esperienze quotidiane totalmente diverse da quelle che ho vissuto in 29 anni in Italia!

Sapere di avere dei compagni di viaggio, per me, è solo un enorme piacere oltre che una fonte di ispirazione inesauribile!

Grazie ancora a chi si è già unito a me. Per coloro che fossero interessati a seguirmi anche su Facebook, cliccate sul link e mettete “mi piace” alla pagina!  —>  https://www.facebook.com/padmyna

Vi lascio alle foto! Studiatele bene che nella prima storia della rubrica nascente l’ambientazione sarà proprio questa, eh!

A presto!

P.

Entrata

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Lanterna all’ingresso.

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Addentrandosi nei giardini…

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La radice-guardiana (…ditemi che non sembra stia osservando!!!)IMG_2083

 

Edificio principaleIMG_2087IMG_2088

 

Foresta di Bamboo

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SakuraIMG_2114IMG_1136